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mag 08
2012

“Bidda Mores”: il Canyon a due passi da casa!

Pubblicato da: Piero Pirosu

Piero Pirosu

Lasciata la città di Cagliari, prendiamo la statale S.S.195 direzione Pula, ammiriamo i fenicotteri che popolano la laguna di S.Gilla e di fronte a noi due grossi insediamenti industriali, uno chimico l’altro petrolifero ed una lingua di cemento di civili abitazioni che costituiscono il paesaggio di quest’area insieme ad una catena montuosa sulla nostra destra, che include una zona boscosa tra le più estese del mediterraneo, dal comune di Siliqua fino al comune di Domus de Maria includendo ad ovest anche il territorio del comune di Santadi. Una sorta di arco a protezione della costa sud ovest dell’Isola.

Abbandoniamo la strada costiera dopo circa una quindicina di Km dalla città, iniziamo la nostra salita verso le cime incrociando alcuni bikers, immediatamente veniamo investiti da un’infinità di colori della macchia mediterranea in fiore ai margini della strada sterrata e da una vista mozzafiato sulla città, su quasi l’intero golfo degli angeli. Una volta in cima ridiscendiamo in una valle tra i monti da dove ha inizio il nostro percorso a piedi.

Da un ponticello crollato e da alcuni alberi sradicati, ci accorgiamo che anche qui la natura non ha accettato i cambiamenti apportati dall’uomo e si è ripresa i propri spazi, con la disastrosa alluvione di qualche anno fa. Subito prendiamo un sentiero in salita tra una fitta lecceta, dove veniamo colpiti dalle varie tonalità di verde che la compone e dal viola di qualche ciclamino lungo il percorso che ci porta sino alla cima del monte, caratterizzato da rocce rosse giallastre. Per l’ennesima volta, come se fossimo nelle montagne russe, scendiamo su un sentiero dai ripidi tornanti che ci porta sino ai ruderi di un vecchio villaggio in pietra chiamato Bidda Mores (villaggio dei mori). Curiosiamo tra i ruderi e proseguiamo lungo la valle guadando il fiume. Il bosco si fa sempre più fitto e rigoglioso, attraversiamo un piccolo ponticello di legno che ci permette di guadare un’altra volta il fiume e ci porta a raggiungere un prato ed una capanna di cacciatori costruita con travi di legno dal basamento in pietra, dove decidiamo di sostare per il nostro pranzetto. Finita la nostra pausa pranzo, ed una sortita degustazione di cioccolati ci rimettiamo in marcia per la nostra meta ormai vicina. A farci compagnia maestosi lecci, avvolti da detriti di scheletri d’oleandri e rovi, grossi massi che ci fan intuire la violenza della natura durante la passata alluvione. D’improvviso ci ritroviamo circondati, come se fossimo al centro di un anfiteatro, da grossi massi e lo scroscio dell’acqua di alcuni ruscelli che provengono da parti diverse si fa sempre più forte. Superato un grosso masso ci ritroviamo dentro la gola stretta alcuni metri con pareti verticali che arrivano fino ai 200mt d’altezza ed oltre.

Le consistenti piogge dei giorni passati, ci costringono a toglierci gli scarponi e procedere a piedi nudi lungo la piscina d’acqua all’interno della gola; un’ultima prova che ci regala un fresco massaggio alla pianta dei piedi, prima dell’ultima sosta e scelta del percorso da effettuare per la via del ritorno. Visto il fascino del luogo, optiamo per la via più lunga proseguendo verso sud fino ad un ovile da cui si risale per il canale di partenza. Arriviamo alle macchine dopo circa 6 ore di cammino escluse le soste, un po’ stanchi ma, appagati dalla bella giornata e di aver visitato uno degli ambienti più selvaggi nei dintorni della città e di quello che può fare la natura se modificata e, allo stesso tempo lentamente ricostruisce quello che distrugge.


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